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l'ermafrodite e mia madre

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view post Posted on 18/12/2009, 19:54           Rispondi
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L’ermafrodita e mia madre

Mio figlio e sua suocera sono appena usciti. Dio, sono sola con l’ermafrodita. Sono emozionata. La conosco da poche ore è ne sono già innamorata. Abbiamo già avuto un rapporto che chiamarlo sconvolgente e dire poco. Per la verità lo ha rubato. Con sua madre ero lanciata in uno apocalittico 69. Lei è arrivata. Ha approfittato della situazione e mi ha infilzata con il suo spiedo. È stato favoloso. Ora siamo entrambe nude. La invito a stendersi sul letto. Faccio scorrere lo sguardo sul suo corpo. E’ bellissima. Se qualcuno mi avesse detto che esistono esseri così fatti gli avrei dato del bugiardo. Ha delle tette stupende. Chino la testa e poggio le mia bocca sulla sua. Lei dischiude le labbra e la sua lingua saetta verso l’esterno andando a penetrare la mia bocca. L’accolgo con piacere. La blocco fra le mie labbra e la succhio. È calda. Mi stacco dalla sua bocca e comincio a scendere, leccando, verso le sue grosse mammelle. Ha una pelle vellutata. Una volta che la mia bocca è in contatto con le sue mammelle, la lingua, saettando come quella di un serpente, spazia sulle quelle meravigliose rotondità. La punta della lingua incontra un suo capezzolo. Ci gioco. Lo titillo. Sento che si inturgidisce. Mi sollevo sulle braccia e sposto il mio corpo sul suo corpo. Faccio si che le mie tette sfiorino la sua bocca. Vanna non si lascia sfuggire l’occasione. Apre la bocca e accoglie fra le sue labbra una porzione di una mia mammella. Incomincia a succhiare. Una sua mano si solleva e con le dita va ad artigliare l’altro mio capezzolo. Lo strizza. Nitrisco. In un attimo raggiungo il mio primo orgasmo. Smetto di leccare le sue tette e faccio strisciare il mio corpo sul suo. Alzo gli occhi e vedo il randello che si erge fra le sue gambe avvicinarsi sempre di più. Sembra l’albero maestro di una nave. È lungo e doppio. Ha un glande grosso e lucido. Avvicino una mano e lo artiglio con le dita. È talmente doppio che le dita non riescono a contenere la sua circonferenza. Ancora un poco e la mia bocca è sulla verticale di quel magnifico piolo. Tiro fuori la lingua e lo lecco dal basso verso l’alto. Vanna ulula. Allargo le gambe e accolgo la testa dell’ermafrodita fra le mie cosce. Le sto dando in visione la mia pussy. “Jaqueline, amore. Hai una vagina stupenda.” Abbasso il bacino e la mia pussy è sulla sua bocca. Lei ci si avventa. La sua lingua incomincia a pennellare la superficie della mia grondante vagina. Lappa i miei umori. Con le labbra afferra le pendolanti piccole labbra e
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le morde. Gemo. Le titilla con la lingua e le succhia. Sento il fuoco invadere il mio corpo. Nitrisco e godo. Riverso nella sua gola un fiume di denso liquido. Lei lo ingoia tutto. Sposta la sua attenzione sul clitoride. Con il polpastrello di un dito lo stuzzica. So che è già duro. Lei avvicina le labbra e lo aggancia. Incomincia a ciucciarlo. Mi strappa un altro nitrito. Un altro orgasmo mi assale. Dio, come succhia bene; ho la sensazione che stia succhiando un mio capezzolo. Nonostante la sua frenetica azione sulla mia vagina non mi lascio distrarre dall’avventarmi sul cazzo che ho già sotto il lavorio della mia bocca. Lo accolgo nel cavo orale e lo pompo. Gli pratico un pompino che faccio durare un’eternità. L’ermafrodita solleva il bacino e tenta di affondare il suo cazzo nella mia gola. Non sa che più volte ha toccato la mia ugola ed ho corso il rischio di soffocare. Da quella posizione vedo anche la sua bella e polposa vagina da cui si erge il suo clitoride. Lo circondo con i polpastrelli di due dita e lo sego. Sento il suo corpo tremare. Sta per godere. Un urlo si infrange sulla mia vagina. Dalla fessura del suo glande vengono eruttate bordate di sperma che si perdono nella mia gola. La sua uretra emette ondate di magma giallognolo che mi precipito a lappare. Ha avuto un doppio orgasmo. Uno come donna ed uno come uomo. Li ho bevuti entrambi. Non è paga. Con le mani mi allarga le natiche e avvicina la bocca al buco del mio culo. La sua lingua si muove veloce sulla corolla che circonda il buchetto. Una meravigliosa sensazione invade il mio corpo. Mi arriva al cervello. Ad intervalli regolari la punta della sua lingua saetta al centro del buco del culo. Intuisco la sua manovra. Mi sta preparando ad essere sodomizzata. Infatti dopo alcuni minuti di quel lavorio si sottrae al mio abbraccio. “Jaqueline. Lo hai promesso. Voglio il tuo culo.” “Non te lo nego. Prendilo.” “Ti farò male.” “Non mi importa. Se questo è il tuo desiderio sfondalo pure. Lì sono vergine. Ti regalo la verginità del mio culo. Dai, basta parlare. Sodomizzami. Metti il tuo palo nel mio culo e chiavalo.” Mi metto carponi. Poggio le spalle sul letto e sollevo il bacino. Con le mani mi allargo le natiche ed offro il mio culo all’ermafrodita. Vanna si avvicina. Avvolge il suo cazzo con le dita ed il palmo di una mano e indirizza il glande contro il centro del mio fiorellino. Incomincia a spingere. Il glande avanza nel mio culo di pochi mm. Sento le prime avvisaglie di dolore. Si ferma. Dopo alcuni secondi di stasi ricomincia a spingere. Il glande supera il cerchio dello sfintere. È entrato. Un dolore atroce mi assale. Soffoco il grido contro il cuscino. Lei blocca la spinta. Si china sulla mia schiena. Le sue tette si schiacciano contro i miei dorsali. I suoi duri capezzoli sembrano volermi perforare. “Jaqueline, mi dispiace vederti soffrire, ma ti amo e voglio che tu sia completamente mia.” “Da quando mio figlio mi ha parlato di te ti ho amata senza vederti. Avevo già deciso di donare il mio corpo alle tue voglie. Quindi non stare a preoccuparti. Porta a compimento l’opera che hai iniziato.” Lei mi cinge il torace con le braccia e si ancora con le mani alle mie mammelle. Un unica possente spinta e il suo cazzo affonda per tutta la sua lunghezza nel mio condotto anale. La sua fica si schiaccia contro la mia vagina. Non ho la prontezza di soffocare il grido di dolore contro il cuscino. Mi auguro che nessuno abbia sentito. Non dovrebbe accadere. Le mura della casa sono molto spesse e le ho fatte insonorizzare. Una precauzione presa dopo le mie prime sconvolgenti chiavate con mio figlio. Vanna, è ferma. Il suo palo sta sostando nel mio culo. Sta aspettando che mi abitui alla profanazione. Il dolore incomincia ad attenuarsi. Dopo attimi interminabili sparisce. È in quel momento che lei, con movimenti lenti, estrae il cazzo dal mio culo e prima che esca del tutto, sempre con lentezza, lo riaffonda nel buchetto. Dopo un poco non sento più l’attrito che il dentro fuori di quel mostro provocava al mio buco posteriore. L’ermafrodita mi sta chiavando il culo. Ad ogni affondo del suo cazzo nel mio buchetto emette grugniti di piacere. Ogni suo affondo trasmette al mio corpo la soddisfazione che sente per l’atto che sta compiendo. Non le importa niente del mio sentire. A lei interessa solo chiavarmi il culo. Per rendere il rapporto anale piacevole anche per me poggio le spalle sul letto e con una mano vado ad artigliare il mio clitoride e comincio a giocare con lui. In qualche modo riesco a compensare il dolore che sento per l’azione di pompaggio che l’ermafrodita sta facendo nel mio culo con il piacere che le mie dita provocano titillandomi il clitoride. Una altra fonte di piacere mi viene data dalle strizzatine a cui lei, con le sue dita, sottopone i miei capezzoli. Di colpo il suo dentro fuori aumenta di velocità. Le mani si bloccano sulle mie mammelle e le comprimono contro il mio torace. L’andatura diventa frenetica. Lo sfintere diventa incandescente. Un grugnito accompagnato da un grossa esclamazione di piacere mi avvisano che l’ermafrodita sta godendo. Sta riversando nel mio culo il suo liquido cremoso. Quando l’eiaculazione si completa tira fuori il suo alieno dal buco del mio culo e si lascia andare con la schiena sul letto. Entrambe siamo sfinite. Lei per aver speso le sue forze nel chiavarmi il culo; io per il dolore sentito. Il silenzio è sceso tra noi. Non una parola viene pronunciata. Ho il culo che mi brucia. Mi metto seduta. La guardo. Lei mi sorride. Guardo il suo fallo ancora pieno di vita. È sporco. “Alzati e vai a pulirti. Hai il cazzo sporco. Sei tutta imbrattata di feci.” Vanna si alza e si avvia verso il bagno. La seguo. Riempio il bidet d’acqua fredda e vi affondo il mio culo. Una sensazione di sollievo si spande nel mio corpo. Lei è in piedi vicino al lavandino e si sta lavando il pene. “Lavalo bene. E dopo disinfettalo.” “Jaqueline, scusami se ti ho fatto male. Dimmi, ti è piaciuto?” “Ti sei mai fatta chiavare nel culo?” “No. E una cosa che devo ancora provare. Spero che tuo figlio adempi anche a questo compito. Perché me lo chiedi?” “Oh, stanne certa che lo farà. Ti sodomizzerà e allora sarai tu a dover dirmi se ti è piaciuto. So benissimo che il tuo lato maschile anelava a chiavarmi l’ano. Questo è un desiderio di tutti gli uomini. Se ne fregano di quello che proviamo noi donne quando ci impalano. La risposta alla tua domanda è: No. Non mi è piaciuto. Ho provato solo dolore. La prima donna che mi dirà che ha provato piacere ad essere inculata giuro che le toglierò la pelle a colpi di frusta.” “Allora perché mi hai permesso di chiavarti nel culo? Perché con me sì e con tuo figlio no?” “Ti giuro che sono sempre stata tentata di farmi sodomizzare da mio figlio. Volevo soddisfare il suo desiderio di incularmi. Quello che mi ha trattenuta è stato il pensiero del dolore che avrei sentito. Hai visto il palo di mio figlio? Non sono masochista. Farmi chiavare nel culo da mio figlio significava dover ricorrere alle cure di un chirurgo per ricostruirlo. Con la sua bestia me lo avrebbe sfondato. Perché ti ho permesso di impalarmi? Perché ho perso la testa. Perché sei tu. Quando ti ho vista ho deciso di donarti il mio corpo. E’ così è stato. Non sono pentita. Ma non ho provato piacere ad essere sodomizzata.” “Sai che tuo figlio troverà requie solo quando avrà il tuo culo. Ti chiederà sempre di chiavarti dietro. Un giorno dovrai pure accontentarlo. Visto che la strada è stata da me aperta perché non gli concedi di farlo in questi giorni. Ti aiuterò. Vedrai che ti piacerà.” “E dagli. Non ci siamo capite. Se proverò dolore non potrà mai piacermi. E poi, come pensi di aiutarmi?” “Se accetterai ti dirò come.” “Perché non lo proponi a tua madre?” “Stai tranquilla. Mia madre in questo momento è nella tua stessa posizione. Anche lei ha il culo immerso nell’acqua gelida. E quando torneranno a casa proporrò anche a lei quello che ho in mente.“ “Stai dicendo che mio figlio ha sodomizzato tua madre? Le ha fatto il culo? E Nicole glielo ha concesso?” “Che Gino abbia chiavato nel culo di mia madre è sicuro. Non credo che Nicole glielo abbia spontaneamente concesso. Piuttosto sono portata a pensare che tuo figlio l’à costretta a farsi penetrare nel buchetto posteriore.” “Povera Nicole. Certamente glielo avrà sfondato.” La guardo. Sembra che sia diventata più bella. Il mio sguardo va a posarsi sul suo cazzo. Lei lo sta lavando e contemporaneamente lo accarezza. Il suo coso si è indurito. Alzo gli occhi e scorgo nel suo sguardo il desiderio di un uomo infoiato. “Smettila di lavarlo. Sciacqua e vieni qui.” Si avvicina. Il lucido e violaceo glande è alla portata della mia bocca. Dischiudo le labbra. Lei lo avvolge con una mano e lo guida verso la mia bocca. Ho giusto il tempo di invocare il suo amore che il mostro entra nella mia cavità orale. Dà una spinta in avanti ed il fallo affonda fino alla radice nella mia bocca. Una mia mano è tra le sue gambe. Le mie dita le carezzano le grandi labbra. Si introducono nello spacco e penetrano nella sua vagina. Lei ha allargato le gambe per favorire la mia manovra. La chiavo. Le sue mani sono sulla mia testa. Alzo gli occhi è la guardo. Ha gli occhi chiusi ed il viso rivolto verso il soffitto. Con la lingua avvolgo lo splendente scettro e lo lecco. Lo succhio. Le faccio un pompino che non dimenticherà facilmente. Le mie dita si muovono frenetiche nella sua vagina. Mugolii e nitriti accompagnano i suoi orgasmi. Né ha più di uno. Di colpo si irrigidisce. Le sue mani premono con forza sulla mia testa. “Sì! Sì! Dai, dai. Dio che goduria. Vengo.” Il suo fucile spara nella mia bocca raffiche di sperma che si perdono nella mia gola. Allo stesso tempo la sua vagina esplode in onde gigantesche di umori che scendono lunghe le mie dita e vanno a raccogliersi nel palmo della mia mano. Quando il suo corpo smette di tremare. Estraggo le dita dalla sua vagina e porto la mano piena dei suoi umori alla sua bocca. “Assaggia. Sono i tuoi umori.” Lei tira fuori la lingua e lecca la mia mano. La pulisce. “Non pensavo fosse così buono. Mamma. Non dimenticherò mai questi momenti.” Dio. Mi ha chiamato: “Mamma” “Perché mi hai chiamato “mamma?” “Non sei forse la madre di Gino? Tuo figlio non è forse il mio uomo? Quindi tu per me, oltre ad essere la mia amante, sei anche la mia seconda madre.” quella dichiarazione mi manda in brodo di giuggiole. La circondo con le braccia e la stringo contro il mio petto. La mia bella nuora si sta rivelando una furbastra. Che troia. Con il suo modo di fare mi circuisce e mi porta a fare quello che lei vuole. “Dimmi. Prima hai detto che se mi fossi fatta impalare da mio figlio mi avresti aiutata. Puoi dirmi a che pensi?” “Tu promettimi che ti farai sodomizzare da tuo figlio ed io ti dirò come intendo aiutarti a provare piacere quando Gino metterà il suo gladio nel tuo culo.” Mi alzo dal bidet e insieme usciamo dal bagno. Nude arriviamo in cucina. Apro il frigo e prelevo una bottiglia di vino bianco. La stappo e riempio due bicchieri. Ne porgo uno all’ermafrodita. “Hai vinto. Mio figlio avrà il piacere di chiavarmi nel culo. Ora dimmi. Qual è il tuo piano. Hai detto che non avrò a pentirmene.” Lei prende il bicchiere pieno di vino dalla mia mano, lo porta alla bocca e beve un sorso. Punta gli occhi nei miei. “Daremo vita a quello che comunemente si chiama panino.” “Sarebbe? In cosa consiste?” “Tu starai fra me e Gino. Tuo figlio ti chiaverà nel culo ed io metterò il mio alieno nella tua vulva.” La mia bocca si spalanca e non un suono esce da essa. Sono sbalordita. “Tu… Tu vuoi chiavarmi mentre mio figlio mi sta inculando?” “Vedrai ti piacerà e godrai.” “Devi avere una mente bacata per partorire simili pensieri. Dove l’hai visto fare?” “Nella rete c’è questo ed altro” “E pensi di farlo anche con tua madre?” “Con Nicole invertiremo i ruoli. Io chiaverò il culo di mia madre che troverò già sfondato da tuo figlio e Gino la penetrerà davanti.” E questa sarebbe mia nuora? Questa è una pervertita. Per arrivare a partorire tali osceni pensieri deve aver sofferto molto. La sua condizione di essere speciale non le permetteva di vivere una vita normale. Ha evitato di fare conoscere agli altri la sua anomalia. Aveva terrore di essere additata come fosse un mostro. Si è rinchiusa in casa. Sua madre l’ha protetta fino al punto di avere un rapporto incestuoso con la propria figlia/figlio. Poi conosce mio figlio che se ne frega del fatto che lei è un ermafrodita. Diventano prima amici e poi amanti. Lo stesso giorno della perdita della sua verginità ad opera di mio figlio entra nel mio letto. Il mostro che ha tra le gambe viene ospitato nei miei tre buchetti: bocca, vagina, culo. Ora mi propone di fare da companatico. La mia mente è un turbinio di oscene rappresentazioni. Mi vedo stretta tra loro due e posseduta come una troia da strada. Il mio corpo ha strane reazioni. Un formicolio percorre le mie zone erogene. Le mammelle si induriscono ed i capezzoli sono due conduttori di elettricità. La mia micina sta miagolando. Sono tutta bagnata fra le gambe. L’ermafrodita ha raggiunto il suo scopo. La guardo e sorrido. Mi ha convinta. Non vedo l’ora di concretizzare la sua proposta. Sarà un’esperienza sconvolgente.

P. S. Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

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